Così il Cav ci prende in giro

(di Francesco Iacotucci da Terra)

 Scopa nuova scopa bene, questo il motto proposto da Berlusconi per rilanciare la candidatura di Lettieri. A questo slogan il Premier allega varie proposte tra cui una discarica pronta nel Nolano, una legge per salvare le case abusive , eliminazione della tassa sui rifiuti fino a quando non scompariranno i sacchetti per strada ed infine una legge speciale per Napoli che comprenda più poteri per il sindaco e più soldi per ripianare i debiti.

Nel 2009 Berlusconi, a ridosso delle elezioni provinciali che hanno visto vincere il suo candidato Cesaro disse: “Napoli è tornata “al livello di civiltà che merita” e anche se ci fossero problemi sul fronte dei termovalorizzatori le discariche “sono in grado di smaltire tre milioni e trecentomila tonnellate di rifiuti”. Ribadendo poi che la responsabilità della raccolta è delle autorità locali: “Noi lo stiamo facendo al posto loro, ma prima o poi dovranno assumersi quelle responsabilità che, lo ripeto, sono di loro competenza”.

Nel 2010 per le elezioni di Caldoro disse che la crisi rifiuti “E’ stata la prima emergenza affrontata e l’abbiamo risolta in 58 giorni. Ora il problema è superato … Me ne sono interessato io, e ora è risolto anche quello. Con Caldoro, non capiterà più.”

Quanto possa essere credibile la terza scopa nuova in tre anni, visto il poco successo delle altre due è un mistero. In particolare è illuminante il fatto che Lettieri chieda dei poteri speciali sul tema rifiuti come la gestione degli impianti e la facoltà di decidere le discariche o i siti di trasferenza, compiti che ad oggi sono di responsabilità di Caldoro e di Cesaro, quasi a confermare il fallimento dei due in questi anni.

Ad ulteriore conferma di questa ipotesi è il fatto che Berlusconi annunci la discarica del Nolano come la nuova soluzione. A parte la smentita del sindaco, va ricordato come di questa discarica del nolano si parli dal 5 gennaio e sia stata inserita in un elenco che la provincia aveva stilato a febbraio 2011. In una nota del 10 marzo la stessa Provincia negava la possibilità di poter usare questi siti, stante le attuali normative e paventava la necessità di derogare ad alcune leggi ambientali per poter utilizzare tali cave.

La regione infine nel piano regionale esclude la possibilità di localizzare discariche nel territorio provinciale napoletano. Quindi Berlusconi, affermando la possibilità di aprire una discarica nel Nolano, implicitamente dice che i suoi amministratori non hanno voluto usare una soluzione che avevano sotto gli occhi da mesi.

Lo stop al pagamento della Tarsu è poi in totale opposizione con l’aumento deciso proprio dalla provincia di Cesaro (Pdl) in questi giorni. Il premier dovrebbe spiegare chi dovrebbe il servizio in questo periodo di emergenza visto che proprio lui ha reso esecutivo il decreto che impone che l’intero costo del servizio deve essere a carico dei cittadini. Forse la scopa sarà anche nuova ma i trucchi e le promesse sembrano sin troppo vecchie.


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Disastro rifiuti, ecco i colpevoli.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Se devi nascondere una bugia riuscita male dinne una più grossa.

Questo deve avere pensato Berlusconi quando ha capito che aver mandato i soldati a raccogliere i rifiuti era stata una mossa boomerang che ha solo evidenziato la mancata progettualità della regione e della provincia di questi mesi nell’individuare nuove discariche..

Allora ecco che, senza oramai alcun pudore, Berlusconi dichiara che “I rifiuti sono tornati di nuovo accatastati per colpa dei pm di Napoli che hanno chiuso due discariche” dichiarando poi che «Io i rifiuti li porterei da loro in Procura».

Vediamo di fare un po’ di ordine, in Campania sono “attive” 5 discariche, di queste, l’unica che serve la città di Napoli è quella di Chiaiano, che, essendo prossima alla saturazione può ricevere sempre meno rifiuti. A Chiaiano sono in corso degli accertamenti sulla stato dell’impermeabilizzazione del fondo della discariche per cui una esigua parte della discarica è stata posta sotto sequestro riducendo in maniera impercettibile la possibilità giornaliera di smaltimento.

La discarica di Terzigno, che, secondo il decreto emenato dal governo, può essere usata solo dai comuni vesuviani, non ha mai interrotto il suo funzionamanto anche se sono in corso delle verifiche per la presenza di percolato nelle falde vicine all’invaso.

L’azione della magistratura non c’entra quindi nulla con l’emergenza di questi mesi, i veri responsabili sono, in ordine di tempo, il governo, la provincia di Napoli ed infine la regione campania rei di non aver individuato per tempo i siti necessari allo smaltimento dei rifiuti campani.

Eppure la necessità di nuovi siti da destinare a discarca era nota da tempo, difatti le discariche attualmente attive facevano parte di una lista più lunga di siti , contenuta nel decreto 90 del maggio del 2008. In questa lista comparivano i siti di Andretta, di Cava Vitiello , cava mastoianni, Valle della Masseria e Andretta.

Questi sono i siti che nel corso del 2010/11 dovevano essere attivati per sostituire quelli in saturazione. Questi siti però sono stati cancellati dal governo con il decreto legge 1 del 24 gennaio 2011, in cui il governo ha demandato il compito dell’individuazione di tali siti alla provincia di Napoli ed al commissario straordinario nominato dal presidente della regione Campania.

In particolare in una riunione del 4 gennaio la provincia di Napoli si era impegnata ad individuare il sito o i siti atti ad accogliere un milione di tonnellate di rifiuti, impegno epr ora totalmente disatteso.

Il commissario straordinario il Viceprefetto, Dr. Annunziato Vardè, è stato nominato da Caldoro solo il 6 aprile 2011, ed anche lui non ha ancora preso decisioni in merito.

Ciò che veramente ci vorrebbe oggi è l’istituzione di un tavolo permanente Regione-Province allo scopo di individuare non solo i possibili siti da usare come discarica, ma soprattutto il rilancio di soluzioni strutturali in grado di rendere virtuoso il ciclo dei rifiuti. Se non ci saranno inversioni di rotta, per Napoli e la Campania s’annuncia un’estate di ulteriori ed aggravati problemi.

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Un esercito da campagna elettorale.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

L’arrivo dell’esercito a Napoli per rimuovere i cumuli di munnezza è il culmine della strategia comunicativa, ma ben poco risolutiva, messa in campo dal centrodestra sulla risoluzione dell’emergenza rifiuti.

Mandare l’esercito, a raccogliere i rifiuti dalla strada, la settimana prima delle elezioni a sindaco vorrebbe dimostrare l’incapacità del comune di Napoli nel’effettuare la raccolta e quindi la necessità di cambiar pagina votando Lettieri.

Peccato che il problema vero in questi mesi non sia legato alla raccolta ma alla carenza di siti dove poter andare a sversare i rifiuti ed al funzionamento altalenante del’inceneritore di Acerra.

La responsabilità dell’individuazione delle discariche è sotto diretta responsabilità della provincia di Napoli e , la legge 126 da alla regione Campania il potere di nominare un commissario e di individuare le discariche sufficienti.

Per inciso, va chiarito che la crisi delle discariche era ampiamente prevedibile, visto che I siti individuati da Bertolaso stanno fisiologicamente esaurendosi, ed in due anni non sono stati individuati siti alternativi, pur sapendo che si sarebbe arrivati in questa situazione. La provincia di Napoli ha per esempio istituito dei tavoli con alcuni comuni non riuscendo ad oggi a concludere nulla.

Eppure nel decreto 1 del 24 gennaio 2011 veniva specificato che i commissari dovevano provvedere “all’individuazione delle ulteriori aree dove realizzare siti da destinare a discarica anche tra le cave abbandonate o dismesse con priorità per quelle acquisite al patrimonio pubblico,sentiti le province e i comuni interessati”.

Anche con questa evidente semplificazione neanche un sito è stato individuato, e colpevolmente si è arrivati nella situazione di crisi acuta di questi mesi. Certo ci sono state delle situazioni imprevedibili come il parziale sequestro di Chiaiano ed il blocco parziale della discarica di Sant’Arcangelo, ma va detto che Chiaiano era già previsto che si esaurisse a metà del 2011, quindi la situazione sostanzialmente non cambia.

La regione Campania non ha saputo far altro in questi mesi che votare la possibilità di sversare i rifiuti fuori provincia. Il rischio concreto è che si vadano a riempire tutti gli invasi regionali sconvolgendo le programmazioni anche delle altre province senza avere uno straccio di soluzione.

L’arrivo dei militari, in questa situazione non cambia di una virgola il problema, anzi aggiunge dei costi ad un ciclo dei rifiuti che già così è uno dei più costosi d’Italia. Il rischio concreto, invece, è che l’arrivo dei soldati, oltre ad essere una mega spot elettorale, possa essere il preludio a nuove decisioni emergenziali che potrebbero comportare ad esempio ad un ennesima riapertura di vecchi invasi, in deroga agli accordi esistenti.

L’arrivo dell’esercito per pulire le strade di Napoli è quindi un imponente tentativo di distrarre l’attenzione dall’assenza di soluzioni proposte da regione e provincia e di focalizzare l’attenzione sulle colpe del comune di Napoli sulla differenziata e sulla raccolta, colpe queste ultime vere, ma che nulla hanno a che fare con l’assenza di discariche disponibili o con i malfunzionamenti di Acerra.

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I bambini danno il buon esempio

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Chi non salta ecoballa è! Questo uno dei cori preferiti degli oltre 700 bambini della scuola primaria che ieri hanno manifestato a Napoli per la raccolta differenziata.

In villa comunale alle 9:30 è partito un festoso corteo composto da bambini di 6 scuole napoletane “Cimarosa”, “Maria Cristina di Savoia”, “A.Doria”, “Zanfagna”, “Della Valle”, Fava”, “Fiorelli”e “Nevio”.

Tutti indossavano magliette con la scritta “differenziamoci” che è il nome del progetto, volto a insegnare non solo a riciclare ma anche a riutilizzare i materiali di uso quotidiano.

Il titolo della manifestazione è stato quanto mai indovinato, perché ,vedere tanti bambini con i loro cartelloni così vivaci, vedere i sacchettini di compost fatti da loro con gli scarti della mensa,  ha fatto proprio pensare che loro, a differenza di tanti altri, sono pronti a fare la loro parte.

Molti gli slogan del progetto, si va da “A noi la nostra città piace pulita” a ”Napoli pulita, per noiuna lunga vita” fino a “Per una città pulita differenziamo per tutta la vita”. I bambini hanno sfilato per la villa comunale cantanto e ballando, per poi arrivare alla cassa armonica dove, in un allegro brusio generale, si sono alternati i dirigenti scolastici e vari alunni ognuno portando una messaggio o una testimonianza,  concludendo poi con un coro generale con le parole di “gente magnifica gente” ed usando come strumento  una bottiglietta di plastica riempita con legumi secchi.

I candidati alla carica di sindaco che si affannano con le loro promesse per ripulire la città, dovrebbero ricordare che le prime promesse andrebbero fatte a loro, i bambini, a cui tutti affidano le speranze per il futuro migliore, ma a cui tutti abbiamo il dovere di dare la possibilità e la fiducia affinché ciò possa accadere.

Per comprendere la profondità dei pensieri di questi bimbi, va decisamente citato  uno dei momenti più toccanti della manifestazione: la declamazione da parte di Simona Pastore, una allieva della classe 5a C dell’istituto Onorato Fava, di una poesia da lei scritta, con la quale ha già vinto il primo premio ad un concorso di poesia.Toccante la sua testimonianza su come dovrebbe essere questa bellissima città. E come è stata ridotta da una politica gravemente inefficiente. Eccone dunque il testo:

Napoli.

Napoli sarebbe più bella,

se non ci fosse munnezza,

traffico e smog,

dialetto un pò troppo volgare

e scostumatezza tra le strade.

Lo zimbello di tutta Italia,

chi ci provoca e di qua e di la

si capisce che in pericolo sta;

l’aiuterò  ad ogni costo,

Pulcinella ha mollato l’osso:

la vera storia,

la vera cultura,

l’arte addirittura!

Se ti fai la visita guidata

e ci conosci un pò in più

capirai che il napoletano

nel più profondo del suo cuore

ha tanto ma tanto amore!

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Si parla solo di rifiuti, ma restano lì.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Per i rifiuti a Napoli il miracolo pasquale non è arrivato, anzi pare quasi che la situazione stia lentamente ma costantemente peggiorando. Si può non solo prevedere  un primo maggio ancora tra i rifiuti, ma anche che i giorni delle elezioni saranno ancora nel segno dei rifiuti.

Oramai tutti parlano dei rifiuti, i candidati per difendere le loro posizioni e le loro proposte, i responsabili istituzionali intenti per lo più ad attaccare gli altri per immancabili mancanze, eppure vi sono luoghi dove i rifiuti non ci sono e l’emergenza rifiuti sembra un problema lontano.

Seppure luoghi virtuali, i siti delle amministrazioni campane così come quella della società di igiene urbana del comune di Napoli Asia, non hanno notizie aggiornate ed informazioni dettagliate sulla azioni che si stanno mettendo in campo per contrastare questa ennesima emergenza.

Nelle pagine dedicate all’ambiente nel sito della regione Campania troviamo solo la presentazione del nuovo piano regionale, nel sito della Provincia dobbiamo arrivare alla sezione dedicata all’osservatorio rifiuti per vedere in bella mostra i dati della raccolta differenziata ed una campagna di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata. Incredibilmente, andando a leggere le relative pagine scopriamo che: i dati della raccolta differenziata sono fermi al 2009, e la campagna di sensibilizzazione di cui si parla è quella organizzata dall’assessore Di Fiore nel 2008.

Non va meglio sul sito del comune di Napoli, nella sezione dedicata alla raccolta differenziata le informazioni sono per lo più aggiornate al 2008. Eppure nascosta in una pagina interna del sito troviamo oltre alle sempre disattese “Disposizioni per ridurre le conseguenze dell’emergenza rifiuti” una delibera firmata a novembre 2010 allo scopo di ridurre i rifiuti.

Con questa delibera il comune si impegnava entro il 1° gennaio 2011 all’introduzione di misure strutturali per la riduzione dei rifiuti, quali ad esempio

– realizzazione in ogni punto vendita della grande distribuzione di apposite attrezzature per la vendita di   prodotti alla spina, sia alimentari che per l’igiene personale e della casa;

-introduzione del sistema del vuoto a rendere per tutti i confezionamenti in vetro;

-divieto di vendita di stoviglie monouso in plastica non biodegradabile (posate, piatti, bicchieri, ect.).

Infine sul sito dell’Asia non si legge nulla dell’emergenza attuale ma si legge che “’obiettivo di Asia – Napoli nel 2011 è quello della massima comunicazione con i cittadini basata su impegni presi dall’azienda in maniera dettagliata e trasparente e sulla mutua collaborazione al fine di ottenere “una città più pulita”.

Informazioni vecchie o delibere scritte più per lavarsi la coscienza che le strade dai rifiuti, per affrontare veramente l’emergenza rifiuti c’è bisogno di un colpo di reni che nessuno degli enti preposti sembra essere  capace di fare.

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Dopo lo scandalo arriva il rincaro.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Per la terza volta in un anno, con una emergenza rifiuti mai conclusa si parla ancora di aumento della tarsu.

In Campania la rincorsa alla tariffa per lo smaltimento dei rifiuti era iniziata con il Decreto-legge 9 ottobre 2006, n. 263, e la Legge 5 luglio 2007, n. 87, avente per oggetto la “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 11 maggio 2007, n. 61 firmate entrambe  da Prodi in cui si imponeva ai cittadini campani di pagare l’intero costo del ciclo dei rifiuti per 5 anni a partire dal 2008. Vista la crisi rifiuti del 2008 si chiese una deroga a tale legge, deroga che il governo Berlusconi decise di interrompere nel 2009 quando la legge entrò in vigore portando automaticamente la tarsu ad un netto +60%.

Gli ultimi tre aumenti sono firmati dalla SapNa la società provinciale di Napoli, che prima aumenta ad aprile 2010 di un nuovo 8% la tariffa per Napoli per i suoi scarsi successi sulla differenziata, poi tenta un nuovo aumento a novembre 2010 del 10% per l’iva (bocciato poi dalla corte dei conti).

La giustificazione per il nuovo aumento ha però dell’incredibile, difatti visto che il governo, dopo innumerevoli promesse non ha versato un euro per i ristori ambientali, cioè i rimborsi per i comuni che ospitano impianti o discariche, la provincia ha deciso di includere i 150 milioni di euro previsti nella stessa tarsu, riversando questi costi sugli stessi cittadini.

Come è facile immaginare, gli aumenti della tarsu accompagnati dalle eterni e ripetute emergenze rifiuti, hanno portato un netto incremento dell’evasione della tassa, facendo passare per il 2009 l’evasione per le famiglie dal 22 al 30% e per le utenze non domestiche dal 35 al 45%, per il 2010 i risultati potrebbero essere ancora peggiori.

Superando il facile disappunto per il fatto che Napoli abbia contemporaneamente il record per la tarsu più alta d’Italia e le strade perennemente ricoperte di rifiuti, va forse fatta una riflessione più ampia sulla questione costi del ciclo dei rifiuti.

Sembra evidente che la sfida sul ciclo dei rifiuti, a Napoli così come per gli altri comuni campani, si gioca su tre fronti: rendimento del ciclo con incremento della raccolta differenziata, contenimento dei costi e capacità di recuperare le tasse dovute.

Il rischio concreto è che a fronte di costi elevati, qualcuno potrebbe paventare che la scelta degli inceneritori risulti più vantaggiosa per le casse comunali pubblicizzando il motto “più bruci, più guadagni” invece del più sensato “più ricicli più guadagni”.

Per fortuna nel decreto Romani sulle rinnovabili, ci sono tagli anche per gli impianti di incenerimento e per le biomasse, difatti, nel decreto viene deciso un taglio del 22% dei certificati verdi anche per gli impianti che consentono produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Questi tagli hanno allarmato tutti i comuni dove si stanno costruendo inceneritori come Trento e Torino facendo paventare sin d’ora un incremento della tarsu.

In Campania siamo ancora in tempo per rivedere le scelte in tema di ciclo dei rifiuti, perché ecologia ed economia in questo caso vanno di pari passo.

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Doppio voto per l’acqua.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

L’acqua è una merce o un diritto? La gestione deve essere gestita da privati o da una società pubblica? L’ombra dei referendum cala anche sulle elezioni partenopee, visto che il prossimo sindaco si ritroverà a gestire la delicata gestione dell’acqua alla luce dei risultati dei quesiti referendari.

I referendum sull’acqua, differentemente da quanto spesso si afferma, non imporrà di mantenere in mano pubblica la gestione dell’acqua, aprirà di nuovo la possibilità di scelta.

Il primo quesito, attraverso l’abrogazione dell’art. 23 del Decreto Ronchi, darebbe di nuovo ai comuni l’autonomia politica di decisione sui servizi pubblici locali e sull’acqua, lasciando nelle loro mani la responsabilità della loro gestione. Con questo quesito decadrebbe inoltre l’obbligo di indire gare entro il 31 dicembre 2011 permettendo di continuare a gestire con società a totale capitale pubblico l’acqua ma anche rifiuti e trasporti pubblici. Infine decadrebbe l’obbligo per le società pubbliche di cedere ai privati le loro partecipazioni azionarie e di limitare la presenza al 30% entro il 2013.

Il secondo quesito con l’abrogazione del l’abrogazione del comma 1 dell’art. 154 annullando la possibilità  per il gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio.

In breve si può dire che i privati hanno un sostanziale disincentivo, ma possono sempre entrare nella gestione dell’acqua se i comuni lo vorranno.

Quindi si dovrebbe parlare più correttamente di referendum per poter ancora avere l’acqua pubblica.

La lotta strenua per questi referendum si scontra certo con il fatto che l’Italia è il paese in cui si ha il maggior consumo di acqua in bottiglia nel mondo con una media di quasi 190 litri a testa.

Il primo punto per Napoli dovrebbe quindi consistere nel ridare fiducia ai cittadini sull’acqua che esce dai rubinetti, iniziando a pubblicizzare l’acqua del rubinetto come si fa a Venezia o a Roma ed incentivandone l’uso nei ristoranti, nei bar e nelle scuole. Si potrebbero installare fontane pubbliche dove si può bere anche acqua frizzante, come si può vedere a Capannori, Pistoia ed in tanti altri comuni Italiani.

Altro tema importante è la qualità dell’acquedotto, in Campania nella rete dell’acquedotto si perde circa il 27% dell’acqua, questo significa perdite economiche e necessità di “ingenti” investimenti.

Ultimo punto riguarda le tariffe e la gestione delle morosità. Gestione pubblica non significa che si può anche non pagare, già nel 2009 l’Arin mandò circa 60.000 lettere ingiungendo il pagamento degli arretrati pena la sospensione della fornitura o azioni legali.

L’acqua bene comune non si ha solo con il sì al referendum ma anche con una gestione oculata della risorsa acqua e con la sua valorizzazione. Per garantire a tutti il diritto all’acqua bisogna infine far sì che non ci siano evasori dell’acqua.

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Differenziata dimenticata

(di Francesco Iacotucci da Terra)

I corridori della maratona che fanno lo slalom tra i rifiuti è una delle tristi immagini che sicuramente faranno parte dell’album della infinita crisi rifiuti.

Oramai non so più se sia incredibile che ci ritroviamo eternamente allo stesso punto o la oramai evidente incapacità amministrativa nel gestire la situazione.

Il sindaco Iervolino ha detto che farà l’impossibile per scongiurare la presenza dei sacchetti in strada per pasqua, ma le soluzioni messe in campo da comune e regione non fanno ben sperare..

L’ennesima “mission impossible” vede, da una parte l’impegno della regione  di far sversare all’Asia negli impianti di smaltimento regionali più rifiuti di quanti ne vengano prodotti in una giornata a Napoli, dall’altra il comune di Napoli impegnato ad accelerare l’apertura dei siti di trasferenza.

Sui siti di trasferenza previsti, dopo le perplessità sull’opportunità di utilizzare il palazzetto dello sport di ponticelli come sito, in questi giorni si è aggiunta la preoccupazione dei tecnici per l’uso della vasca del depuratore di Napoli Est.

Le vasche del depuratore di Napoli Est dopo essere state usate per stoccare rifiuti nell’emergenza del 2008 risultarono ampiamente danneggiate a causa dei liquami, tanto che furono richiesti dei fondi per la loro riparazione.

Come se non bastasse , il tecnico del depuratore Sconamiglio rivela che già nel 2008 si accorsero che il dispositivo per filtrare i fanghi delle fogne lasciava passare il percolato facendolo defluire direttamente in mare.

La provincia di Napoli in questa ennesima crisi resta a guardare, anzi festeggia per l’approvazione della eliminazione della provincializzazione delle discariche perché così non è obbligata più ad individuare un sito di smaltimento all’interno della provincia ma può aspettare che qualcun altro gli risolva il problema.

La questione centrale è l’individuazione di una nuova discarica per i rifiuti napoletani e, eliminata la provincializzazione, inizia l’ovvio dibattito sulla sua localizzazione all’interno del territorio regionale.

Nella situazione attuale, trovo difficile che le altre province accettino di buon grado di localizzare una nuova discarica capace di accettare i rifiuti provenienti dalla provincia di Napoli, per cui, forse la vera priorità sarebbe fare qualcosa per ridurre i rifiuti della provincia di Napoli.

Sicuramente pare strano che di fronte all’ennesima crisi nessuno parli di “raccolta differenziata d’urgenza”, non si vede neanche la domenica differenziata, iniziativa fatta nel 2008 in alcune domeniche in cui in dieci piazze delle municipalità cittadinesi potevano portare tutti i materiali da differenziare ma anche pile medicinali, raee etc.

Forse rispetto al 2008 c’è un clima di rassegnazione e di impotenza che impedisce al comune di Napoli di pensare “positivo” eppure tutti i sondaggi concordano nel dire che i napoletani vorrebbero fare di più per risolvere il problema rifiuti, speriamo che il nuovo sindaco si impegni a dare loro la possibilità di trasformare le montagne di rifiuti in strada in tonnellate di materiale da vendere.

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Rifiuti, l’Europa dice sì ai comitati.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

A chi pensa che, sul tema rifiuti,i comitati in Campania sanno solo protestare e dire no ad ogni soluzione, ecco arrivare una sonora smentita dalla commissione europea.

Il Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania (CO.RE.ri.), realtà costituita da innumerevoli comitati locali e associazioni ambientaliste rappresentativi dell’intera regione, aveva inviato a Bruxelles numerose osservazioni al Piano regionale di gestione dei rifiuti campano.

Nel documento inviato si evidenziava l’eccessivo utilizzo previsto di incenerimento mentre, seppur citata, la raccolta differenziata e la riduzione rifiuti paiono residuali, in barba alle leggi ed alle gerarchie di trattamento previsti dalla legge.

La commissione europea nella sua risposta “dichiara che terrà conto delle informazioni trasmesse, in sede di valutazione del Piano, secondo quanto previsto in sede comunitaria per tutto ciò che proviene da organismi rappresentativi della cittadinanza attiva, quale è appunto il CO.RE.ri.,.”

Questo già di per sé è un passaggio rivoluzionario in quanto vengono accolte le osservazioni di una associazione non riconosciuta nel senso classico ma riconosciuta per il suo impegno sul campo.

Va ricordato che anche l’ultima visita della commissione europea avvenne a seguito di numerose petizioni di comitati civici, quindi, a dispetto del credere comune, pare che siano i cittadini e non i politici, oggi come oggi i veri difensori delle leggi e della salute dei cittadini.

Persone preparate che affrontano l’ennesima crisi rifiuti con la pazienza e la caparbietà di chi sa bene che un futuro migliore passa solo per scelte diverse, riduzione dei rifiuti,  raccolta differenziata, incentivo del recupero materia, scelte semplici che nessuno pare voglia mettere in atto.

Ovviamente la Commissione ha ribadito l’importanza di formalizzare le proprie osservazioni sul èpiano regionale in sede valutazione ambientale strategica (VAS), bisognerà vedere se la regione riconoscerà, al pari della commissione europea il Co.Re.Ri.

Chissà cosa penserebbe la commissione europea se potesse invece vedere gli atti del convegno organizzato dall’università Parthenope dal titolo “La termovalorizzazione dei rifiuti aiuta l’ambiente?”.

Le teorie esposte sono riassumibili in: la differenziata è costosa, la termovalorizzazione è sicura, procura energia e calore, fa pochi scarti ed inquina di meno. Poi si scopre che la differenziata costa tanto a Napoli perché ci son troppi operai e ci sono difficoltà organizzative. Ma la chicca è venuta quando, conti alla mano, nel corso del convegno, il cronista di Terra ha mostrato  che, aumentando la differenziata, 4 inceneritori sono proprio troppi, e soprattutto quello di Napoli è superfluo essendoci già quello di Acerra. Bonomo,  direttore dei sistemi energetici di A2A, prima ha detto che questi conti non sono di sua competenza poi  ha candidamente risposto che se mancano i rifiuti  si possono usare le biomasse (residui agricoli, forestali etc.. ) ed al massimo si può pensare di coltivare le biomasse per bruciarle.

Ma questo materiale non serve per produrre il compost? Fortini, presidente dell’Asia ha risposto così: “ Il compost con la raccolta differenziata non si può fare”.

Secondo  i relatori, infine, la materia di seconda vita non esiste, o comunque non è utilizzabile. Ma forse eravamo solo su Candid Camera.

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I rifiuti? Nel palazzetto dello sport.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Chi pensava che la dichiarazione della fine dell’emergenza rifiuti avrebbe portato ad una graduale normalizzazione della gestione dei rifiuti non può che definitivamente ricredersi dopo le decisioni prese negli ultimi giorni dalla Regione Campania e dal Comune di Napoli.

La regione Campania decide di eliminare i vincoli provinciali per l’identificazione delle discariche e la Iervolino con ordinanze urgenti decide l’apertura di due siti di stoccaggio vicino Capodichino ed a via Gianturco e nel frattempo impone di requisire una vasca del depuratore di Napoli Est.

La norma votata nel consiglio regionale prevede che “qualora il piano d’ambito di una Provincia non riesca a garantire il pieno rispetto del principio dell’autosufficienza «per fondate e comprovate ragioni oggettive», la stessa può chiedere aiuto alle altre realtà territoriali. Qualora le province non dovessero trovare l’intesa, scatterebbero i poteri sostitutivi previsti dalla legge in capo al presidente della giunta regionale.”

Questa norma nasce per rispondere alle difficoltà finora incontrate da parte della provincia di Napoli nell’individuazione di un sito da dedicare a discarica.

Con questa norma la regione decide di non intervenire sistematicamente ma di aprire ad una contrattazione tra province che non potrà che portare a  ennesime discussioni e problemi, a partire dalla definizione delle “fondate e comprovate ragioni oggettive”.

La regione Campania deve avere il coraggio di ridefinire gli ambiti ottimali, definendo degli ambiti in cui tutti gli impianti necessari alla chiusura del ciclo possono trovare spazio, questa è stata per esempio la soluzione adottata dalla regione Toscana che ha conseguentemente rivisto il suo piano rifiuti.

La decisione del comune di Napoli di utilizzare l’ordinanza d’urgenza per l’individuazione dei possibili siti di trasferenza includendo la vasca del depuratore di Napoli est che era già stato bocciato dalla regione indica chiaramente la precarietà della scelta.

Dei siti individuati uno merita un approfondimento, si tratta del palazzetto dello sport di via Gianturco.

Costruito negli anni ‘80 insieme al centro direzionale , è stato completato come opere edili ma per carenza di fondi non si completarono gli allacciamenti ai servizi.

Negli anni ‘90 il Coni si offrì di prenderlo in gestione ma il comune con l’assessore Parente si rifiutò  volendo lasciare il bene nella gestione del comune.

Fatto sta che da allora non si è fatto alcun intervento lasciandolo all’incuria ed ai poveri ed agli immigrati che lo usano da anni come residenza di fortuna.

Incluso nel 2006 nel project financing che prevede il completamento del centro direzionale, ora vede la proposta di utilizzare il parcheggio sotterraneo dei campi da tennis come stoccaggio di rifiuti.

Oltre a notare come Napoli Est sta diventando sempre più la zona deputata a risolvere i problemi dei rifiuti della città non si può anche riflettere sull’opportunità di affossare definitivamente  questa struttura sportiva di cui la città continua ad avere bisogno?


 

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