Rifiuti, la Provincia è immobile.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

L’elezione di De Magistris ha portato con sé una nuova visione della gestione dei rifiuti a Napoli. Per la prima volta da anni si risente parlare di nuovi piani e di un nuovo impegno contro la perenne crisi rifiuti.

I punti chiari sono sicuramente il no all’inceneritore ma anche una promessa forte sulla raccolta differenziata ed un nuovo impegno sulla riduzione dei rifiuti, oltre a richieste ben precise sulla dotazione impiantistica necessaria,  come gli impianti per l’umido o per lo sfruttamento dei materiali post consumo fino alle isole ecologiche.

Caldoro inizialmente aveva deciso di attaccare il piano del nuovo sindaco, ma pare che stesso oggi si incontreranno per avere un confronto sui piani e sul futuro della città.

Regione e comune si incontreranno quindi per parlare di impianti e di smaltimento rifiuti, ma nessuno pare ricordare che queste sono competenze della Provincia di Napoli, difatti la Regione ha un ruolo di programmazione generale, mentre, ad oggi, il comune deve solo gestire la raccolta, ed a normativa vigente a fine anno anche la raccolta dovrebbe passare alla provincia.

Cesaro e Caliendo , rispettivamente presidente ed assessore all’ambiente della Provincia di Napoli, sono stati impegnati nella presentazione del bilancio della SapNa, la società deputata a gestire lo smaltimento dei rifiuti e contemporaneamente sono impegnati ad aumentare le tasse per i costi troppo elevati dello smaltimento rifiuti.

Nel bilancio della SapNa poco si riesce a capire sullo stato dei conti, difatti, ufficialmente il bilancio si è chiuso con un passivo di 175.000 euro, ma molte sono le voci lasciate vaghe, come la questione dei lavoratori di bacino,  le fatture non pagate o i crediti non riscossi, cifre che comunque non giustificano gli aumenti previsti per il prossimo anno Aumenti che tra l’altro non graveranno direttamente sulla tarsu ma sulle aliquote dell’ENEL, delle assicurazioni, dell’imposta di trascrizione e sulla imposta per la tutela ambientale.

Tali aumenti quindi non solo non paiono  avere una diretta giustificazione nell’aumento dei costi attuali o previsti, ma non sono stati preceduti da alcuna azione volta a ridurre i costi o ad ottimizzare i flussi.

La provincia di Napoli, pur avendo costi per circa 130 milioni di euro, non ritiene di dover partecipare ad alcuna discussione sul futuro piano industriale e gestionale dei rifiuti, nel bilancio alla voce ricerca si legge che si sta lavorando per mettere il rifiuto stabilizzato nelle cave, ma nulla più.

Inusuale quindi il tavolo istituito tra regione e Comune, ma a quanto pare è fondamentale che si crei un canale di programmazione, capace di affrontare in maniera positiva e propositiva la “normalizzazione” dell’emergenza rifiuti.

I primi obiettivi devono essere lo sblocco dei fondi per la differenziata e l’accelerazione della costruzione degli impianti di compostaggio, poi, a conti fatti si vedrà se gli inceneritori previsti sono utili oppure no e quindi  si potrà valutare se non valga la pena di investire su altri fronti, per esempio sul recupero degli scarti o sulla riduzione dei rifiuti.

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