Rifiuti, confronto tra i candidati.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Il tema rifiuti è stato centrale negli innumerevoli scontri televisivi per il posto di sindaco di Napoli, ma, a mio avviso, sulle questioni inceneritore, discariche e differenziata, vanno fatte delle precisazioni, che meglio possono far comprendere la portata dei diversi approcci al problema.

Sulla differenziata sembra che si Lettieri che De Magistris sino intenzionati a portarla avanti, le uniche differenze tra i due sembrano essere nei tempi e nei fondi, ma a ben vedere le differenze sono di maggiore entità. De Magistris propone di partire con un’azione sulla grande distribuzione unita alla raccolta della frazione umida in tutta la città per poi estendere progressivamente la raccolta porta a porta anche alle altre frazioni, Lettieri invece propone di allargare progressivamente il modello di porta a porta già esistente in alcuni quartieri di Napoli.

La differenza tra i due approcci è nei tempi, nei costi ma soprattutto nei possibili risultati.

Indubbiamente partire con la raccolta del solo umido permetterebbe infatti in tempi brevi di trasformare i sacchetti dell’indifferenziato da rifiuti puzzolenti ed inquinanti, in rifiuti prevalentemente secchi che non solo danno meno problemi ma che sono anche più facilmente trattabili.

Iniziare con la sola raccolta dell’umido permette inoltre di non dover affrontare costi troppo elevati iniziando ad usare gli 8 milioni di euro già stanziati dalla regione e mai utilizzati dal comune ed i fondi previsti previsti dal decreto 196 senza gravare sul bilancio comunale, in attesa di sbloccare i fondi europei e completare l’ampliamento del porta a porta in tutta la città.

Per quanto riguarda il personale necessario per questo primo step, il primo passo può essere sicuramente l’uso “ottimizzato” dei lavoratori già in Asia che  ha 2.440 dipendenti pari a 2,6 per mille abitanti (senza contare i subappalti), una percentuale superiore di 1,5% rispetto alla media nazionale. Successivamente si possono aggiungere i lavoratori dei consorzi ad oggi pagati dalla regione senza che abbiano alcuna mansione.

Sull’inceneritore di Napoli est prima di poter dire se si è pro o contro va ricordato che la provincia di Napoli ha già un inceneritore ed è quello di Acerra che , se le intenzioni dei due contendenti sono sincere sul voler arrivare al 50% di differenziata in tempi brevi basta ed avanza per le necessità di smaltimento della provincia.

Con due rapidi calcoli vediamo che in provincia di napoli si producono 3600 tonnellate di rifiuti al giorno; con una differenziata al 50% si arriva a 1800 tonnellate, che ,trattate negli stir, diventano 1000 tonnellate di secco da poter bruciare.

Nell’inceneritore di Acerra nel 2010 sono state incenerite 1400 tonnellate al giorno di rifiuti, ma tale cifra è sottostimata visto che i forni sono stati spesso in manutenzione “non ordinaria”e che la capacità teorica dell’impianto è di oltre 2.000 tonnellate al giorno.

Chi vuole l’inceneritore a Napoli sta dicendo che vuole che in provincia di Napoli arrivino rifiuti da tutta la regione e forse oltre, chi dice che vuole spendere 80 milioni di euro per fare la differenziata porta a porta in tutta la città sta dicendo che forse non la farà mai.

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