Quel tesoro nella monnezza.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Parlare di rifiuti in Campania in genere equivale a porsi di fronte a un problema insormontabile, di fronte allo scenario di migliaia di tonnellate di rifiuti nei sacchetti che periodicamente affollano le strade.

L’unico pensiero che occupa le amministrazioni è come far scomparire il più presto possibile ed a ogni costo questi cumuli di roba inutile.

Ma cosa c’è nei sacchetti che buttiamo ogni giorno?

In una tonnellata di rifiuti troviamo circa 340 Kg di scarti alimentari e verdi, 240 Kg di carta, 160 Kg di plastica, 60Kg di vetro, 30 Kg di metalli, 20 Kg di ingombranti, 60 Kg tra pannolini e tessili, e 120 Kg di altri materiali. Tutti questi materiali hanno un mercato, i cui prezzi massimi attualmente sul mercato per tonnellata sono: per il compost 30€, per la carta 80€, per la plastica 280€, per il vetro 35€, per l’alluminio 400€, per il legno 13€. Complessivamente possiamo affermare che una tonnellata di rifiuti sul mercato vale dai 50 agli 80 euro, con uno scarto reale di materiale non riciclabile che si aggira sull’ 1%.

In Campania il conferimento in discarica costa dai 100 ai 150 euro a tonnellata e l’incenerimento, grazie ai cip6, dai 50 ai 80 euro. Senza considerare i costi ambientali, sociali, gestionali ed il pericolo di infiltrazioni di rifiuti speciali o pericolosi che aumenta con l’aumentare dei rifiuti indifferenziati.

Per ogni tonnellata di differenziata in più si risparmierebbero dai 100 ai 230 euro.

Nella presentazione dei risultati dell’indagine sul grado di soddisfazione dell’utenza dei servizi di raccolta differenziata Porta a Porta nella città di Napoli, è stata presentata un’applicazione di quanto sopra esposto. Ipotizzando quindi di estendere il porta a porta a tutta la città , si passerebbe dal 18% al 66% di differenziata, consentendo un risparmio di ben 38 milioni di euro: difatti i costi del conferimento in discarica sarebbero coperti per due terzi dalle vendite dei materiali.

Questo risparmio dovrebbe andare a coprire una buona fetta dei maggiori costi dovuti al servizio più puntuale necessario per il porta a porta.

A supportare questa ipotesi di lavoro sono stati presentati i risultati dell’indagine, svolta dal Wwf in collaborazione con l’Università Federico II e Asìa e condotta sui circa 1400 utenti attualmente coinvolti a Napoli dalla sperimentazione del porta a porta: da essa si evince chiaramente che il porta a porta è una soluzione non solo ben accetta ma anche preferita, dai cittadini, rispetto ad altre.

Infatti il 67% degli intervistati confessa che prima del porta a porta non faceva la differenziata, il 77% ritiene che questo sistema sia migliore del precedente, il 70% è soddisfatto dal servizio offerto e l’80% ritiene siano giuste multe per chi non differenzia correttamente.

Il prof. Consiglio ha detto a margine della presentazione che: “Cambiare è più facile di quello che si crede”. Possiamo aggiungere che è anche economicamente vantaggioso, rende felici i cittadini e migliora l’ambiente. Cambiare è possibile, anche a Napoli, bisogna solo crederci.

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