E dopo? Chi lo sa…

Oggi c’è stato l’incontro promosso da Decidiamo Insieme di cui parlavo giorni fa, l’incontro pensato da tempo aveva assunto un significato tutto nuovo con gli eventi giudiziari di questi giorni.

L’aria che si respirava nella sala era di evidente attesa, un centinaio di persone rappresentanti della società civile ma anche della cosiddetta elìte mobile erano in religiosa attesa che qualcuno li potesse liberare dal peso che questa inchiesta ha aggiunto al clima di sfiducia già presente nella città.

L’evento catartico non è arrivato, anzi l’ultimo intervento,quello di Leonardo Impegno , ha rotto definiticamente l’incantesimo. Il presidente del consiglio comunale, che coraggiosamente ha deciso di intervenire al dibattito, ha difeso l’operato della Iervolino e la sua proposta di un rimpasto di giunta per finire la consiliatura, pur ribadendo la sua lontananza da certa politica del PD, prendendosi i fischi e la disapprovazione della pur composta assemblea, pronta ad appludire quando Norberto Gallo ha interrotto l’intervento dicendo chiaramente che se ne devono andare.

La ricchezza di questa serata (mirabolabilmente diretta dal fiero Fraba ) è stata data dalla diversità degli interventi che hanno evidenziato le varie anime della questione Napoli e come pezzi di società vivono la crisi ed il futuro. Per primo è intervenuto Marco Rossi Doria che ha ricordato la sua esperienza nelle scorse comunali come uno splendido  “esercizio di democrazia” , ha analizzato i possibili scenari legati alla crisi odierna (politica e non solo giudiziaria) mettendo come elemento di primaria importanza il ripristino delle procedure e la mancata attenzione verso gli ultimi e verso i bambini (Napoli città dei bambini…).

Policastro ha ricordato come sembra di essere in un gioco dell’oca dove dopo 15 anni sembra di essere tornati al punto di partenza, qui la sua attenzione è andata alla cittadinanza, alle associazioni, al sindacato, ai controllori assenti che in questi anni hanno permesso che la politica arrivasse di nuovo in un baratro in cui si pensava di non poter mai più cadere. Da qui la riflessione sull’esperienza di “segnali di fumo”, cittadini che, lontani dalla politica attiva decidono di unire le forze per fare quel servizio di vigilanza civile capace anche di essere voce critica e capace infine di proporre azioni per la difesa dei diritti degli ultimi.

Zanardi è partito dicendo che visto lo stato di intrecci tra le varie amministrazioni ed i vari partiti, la magistratura risulta essere l’unico potere capace di ribaltare il potere politico, anche se risulta pura illusione visto che il potere politico torna come prima, stessa cosa accade se cambiano delle persone, il sistema rimane lì. L’unica soluzione è il movimento politico, le masse che si muovono come ad esempio gli studenti dell’onda.

Amendola inizia raccontando la sua giovane esperienza campana (è qui dal 2006) e la sua posizione critica nei riguardi del PD, poi ha allargato la critica alle forze attive (economia, associazioni, imprenditoria..) che non hanno fatto sentire la propria voce. In conclusione, si avverte un vuoto nella politica campana, ma il crollo del Pd non è la soluzione.

Dopo sono seguiti gli interventi del pubblico, non ricordo i singoli interventi ma volevo segnalare la sensazione che mi hanno dato, gli interventi pareva che non fossero rivolti a nessuno, erano per lo più comunicazioni del proprio impegno e della propria storia, quasi come se l’unico desiderio fosse quello di affermare la propria esistenza o il proprio valore in questo momento di crisi.

La mia impressione l’ho detta nell’ultimo intervento, una amministrazione a mio parere si giudica dall’efficienza, dalla trasparenza, dalla fiducia che i cittadini ripongono in essa e nella capacità dell’amministrazione di creare un canale di comunicazione con i cittadini, il comnue di napoli esce molto male valutando questi punti e quindi è da questa valutazione e non dal totonomi che bisognerebbe partire, e soprattutto se non si ritiene di recuperare queste caratteristiche è meglio farsi da parte. Ad Amendola e ad altri che avevano giudicato l’assenza della società civile ho citato come esempio la questione rifiuti e l’esperienza estenuante del forum che pur promosso dalla regione non è ancora riconosciuto, cioè la cittadinanza parla ma spesso con sè stessa perchè non ci sono interlocutori politici con cui si riesca a parlare.

La conclusione è stata affidata a Marco, che ha ribadito la gravità della crisi politica del comune e la necessità di un ricambio, anche a costo di una alternanza “scomoda”, ma parallelamente ha affermato la necessità di organizzarsi, di incontrarsi per discutere dei temi importanti che incombono sulla città, creare una voce forte fuori dal palazzo che metta al centro il futuro della città.

Mi verrebbe da dire “Io speriamo che me la cavo”.. ma quello che è uscito chiaramente dalla riunione di oggi è che c’è un grande lavoro da fare a prescindere dagli eventi di “palazzo”, la bufera giudiziaria ha avuto come effetto secondario quello di svegliare le anime depresse e silenziosamente critiche perchè si è intravista la possibilità di una svolta, la possibilità, diventata lusso ultimamente, di sperare in un futuro migliore, è come se dall’assuefazione che ci rende ciechi e sordi alle mille inefficienze che ci circondano, ci fossimo svegliati per un attimo ed avessimo immaginato come potrebbe essere, da stasera abbiamo avuto la conferma che se vogliamo quelo mondo lì dobbiamo lottare e non smettere mai di pretenderlo.

Insomma, alla prossima!

p.s. Il sunto della serata è parziale e di parte ma è quello che mi è rimasto nella testa, non è una relazione dell’incontro ma è il racconto della serata secondo me.

update 19/12/08 articolo di Roberto Fucito sulla Repubblica (via Napolionline)

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