Comune, parte la campagna d’ascolto.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Nei giorni in cui le tonnellate di rifiuti in strada vanno finalmente sotto le 1000 tonnellate si aspetta oggi il ministro Prestigiacomo per il via libera definitivo al piano di incremento del porta a porta che porterà, nel corso del 2012, a coprire più della metà dei cittadini napoletani.

La vera novità di questo periodo è sicuramente l’ascolto costante dei cittadini, non solo tramite i soliti canali dell’amministrazione , ma anche con nuovi canali pensqati per migliorare l’interazione tra l’amministrazione ed i cittadini.

Si stanno organizzando le assemblee del popolo, l’assessorato all’ambiente ieri ha organizzato il terzo incontro con le associazioni e comitati per i temi ambientali, ma la vera novità consiste nel fatto che il mercoledì il sindaco o gli assessori dalle 14:30 e le 16:30 incontrano i cittadini.

Ogni mercoledì vengono scelti dai 15 ai 20 cittadini tra quelli che hanno fatto richiesta, per ascoltare le loro proposte, idee, commenti o lamentele.

Mercoledì è stato il turno del Vicesindaco con delega all’ambiente Tommaso Sodano.

La vera sorpresa a valle dell’incontro è stata che i cittadini non avevano richieste o urgenze personali ma ognuno a suo modo voleva portare il proprio contributo alla rinascita della città.

Tante difatti le proposte e le iniziative presentate all’attenzione del vicesindaco, si parte per esempio dalla richiesta di maggiore cura dei parchi pubblici, di aprire al pubblico gli spazi verdi della mostra d’oltremare, di far aprtire i lavori per la pista ciclabile ed infine la proposta di dotare tutti i parchi di wifi libero.

Anche la richiesta di patrocinio di un evento diventa in questo colloquio occasione per proporre all’amministrazione di fornire delle dotazioni per la raccolta differenziata ai vari eventi che si fanno nel territorio comunale.

Altro tema caldo è stato lo Stadio San Paolo, si va dalla richiesta di ristrutturazione del terzo anello, alla richiesta di confermare il provvedimento che proibisce i concerti nello stadio, fino alla richiesta di vietare l’uso delle auto nelle giornate delle partite organizzando minibus o comunque incrementando le corse delle linee esistenti.

Un associazione si propone infine di creare un piccolo negozio al porto per accogliere i turisti offrendo articoli prodotti con materiale riciclato realizzati da loro stessi, con sé portava alcuni esempii di oggettistica come portapenne, collane orecchini e bracciali ed anelli. L’anello in particolare era fatto con una parte di rubinetto e parti di una bottiglia di plastica.

Lo scopo è ovviamente quello di mostrare all’arrivo dei turisti, non più la città dei rifiuti ma la città del riciclo.

Dalle proposte la più fantasiosa e forse ingegnosa c’è sicuramente quella in cui si propone di utilizzare per l’illuminazione dei parchi di utilizzare le deiezioni canine.

Tanta la voglia di cambiare, di vedere una città diversa, ma quello che è bello vedere, tanta la voglia di partecipare al cambiamento, la città è pronta e,per la prima volta, l’amministrazione comunale è pronta ad accogliere le proposte e l’energia positiva che viene dai cittadini.

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Il presidente della spazzatura.

Strana la vita. Passi anni a dirti che l’emergenza rifiuti è assurda, capita che per la rabbia e per una sorta di orgoglio inizi a studiare leggi, documenti ed esperienze di tutti i paesi, scrivendo e narrando quello che avviene con un senso di rabbia ed impotenza.

Un giorno capita di ritrovarti in prima linea in uno degli infiniti momenti di crisi a cercare di applicare quelle soluzioni che hai sognato per tanti anni, a cercare di riorganizzare quella macchina di cui hai narrato i difetti.

Un sabato mattina mentre stai uscendo ti ferma tua figlia e ti chiede ” Papà dove stai andando?”, Tu le spieghi che stai andando a cercare di levare la spazzatura da strada, lei incalza dicendo:” Papà ma la devi levare proprio tu?”, Allora le spieghi che non la devi levare tu ma devi organizzare la raccolta  e far sì che si possa levare dalle strade e trovare un posto dove portarla, Lei si illumina e dice”Ho capito! Tu sei il presidente della spazzatura!”. Tu capisci che non saranno per nulla anni facili….

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Torna l’incubo della crisi rifiuti.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

L’incontro tra de Magistris e Caldoro sul ciclo dei rifiuti definito dai due cordiale e produttivo è sicuramente il modo giusto di partire per il neo-sindaco. Contemporaneamente vale la pena ricordare però che i punti delicati del ciclo rifiuti campano sono molti e necessitano di interventi  rapidi ed efficaci in cui vanno coinvolti anche il governo e la provincia.

Per quanto riguarda la raccolta differenziata si sa bene che è il vero punto debole del comune di Napoli. Si parte da un misero 19% del mese di marzo,ed il sindaco ha promesso un vero salto di qualità in questo settore. Ovviamente per avere un forte incremento della raccolta differenziata in poco tempo saranno necessari ingenti finanziamenti per le infrastrutture (camion, bidoncini, comunicazione etc). I fondi erano stati stanziati sia dal governo che dalla regione, ma per ora non sono stati resi disponibili.

Si parla di circa 25 milioni di euro che permetterebbero di partire in tempi brevi con la realizzazione del piano illustrato in campagna elettorale da De Magistris.

Altro nodo da sciogliere sono gli impianti di compostaggio, senza i quali i costi della differenziata aumentano a dismisura dovendo portare la frazione umida in giro per l’Italia.

Gli impianti previsti dal decreto di fine emergenza erano 5 ma, finora, non è partito alcun bando.

Anche l’impianto di San Tammaro, finito e mai inaugurato, la cui apertura era stata promessa per aprile non ha ancora iniziato a funzionare.

Sul versante degli inceneritori, su Napoli est, a parte la volontà di De Magistris di fermare il progetto, si attende la decisione del Tar Lazio in merito al ricorso Presentato da Asia che dovrebbe arrivare il 13 luglio.

Ma quello che più preoccupa per i prossimi mesi è la notizia che l’inceneritore di Acerra per i prossimi 3 mesi avrà una linea in manutenzione, quindi si rischia di non riuscire a smaltire la frazione secca prodotta dagli stir.

Se la frazione secca potrebbe dare problemi, a dare l’allarme sullo smaltimento in discarica della rimanente frazione è stata la commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

I parlamentari a valle di una visita alle discariche e impianti di trito vagliatura regionali  hanno riferito che «Tutte le discariche della Campania saranno sature nei prossimi 8 mesi e gli stir sono quasi pieni”.

A livello regionale in questi mesi non si è individuato neanche un sito e la stessa provincia di Napoli pur dichiarando la possibilità di uso delle cave per il rifiuti stabilizzato non ha presentato alcun progetto in merito.

Non ultimo poi il problema dei lavoratori dei consorzi, pagati dalla provincia ma senza una mansione. Oltre 800 dipendenti che dovranno trovare una collocazione negli impianti o nei piani della raccolta differenzia dei comuni.

Tante le questioni aperte, poco il tempo per risolverle,  ogni ente faccia vedere cosa sa fare, facendo il proprio  lavoro e collaborando con gli altri enti perché i tempi siano rispettati.

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Rifiuti, la Provincia è immobile.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

L’elezione di De Magistris ha portato con sé una nuova visione della gestione dei rifiuti a Napoli. Per la prima volta da anni si risente parlare di nuovi piani e di un nuovo impegno contro la perenne crisi rifiuti.

I punti chiari sono sicuramente il no all’inceneritore ma anche una promessa forte sulla raccolta differenziata ed un nuovo impegno sulla riduzione dei rifiuti, oltre a richieste ben precise sulla dotazione impiantistica necessaria,  come gli impianti per l’umido o per lo sfruttamento dei materiali post consumo fino alle isole ecologiche.

Caldoro inizialmente aveva deciso di attaccare il piano del nuovo sindaco, ma pare che stesso oggi si incontreranno per avere un confronto sui piani e sul futuro della città.

Regione e comune si incontreranno quindi per parlare di impianti e di smaltimento rifiuti, ma nessuno pare ricordare che queste sono competenze della Provincia di Napoli, difatti la Regione ha un ruolo di programmazione generale, mentre, ad oggi, il comune deve solo gestire la raccolta, ed a normativa vigente a fine anno anche la raccolta dovrebbe passare alla provincia.

Cesaro e Caliendo , rispettivamente presidente ed assessore all’ambiente della Provincia di Napoli, sono stati impegnati nella presentazione del bilancio della SapNa, la società deputata a gestire lo smaltimento dei rifiuti e contemporaneamente sono impegnati ad aumentare le tasse per i costi troppo elevati dello smaltimento rifiuti.

Nel bilancio della SapNa poco si riesce a capire sullo stato dei conti, difatti, ufficialmente il bilancio si è chiuso con un passivo di 175.000 euro, ma molte sono le voci lasciate vaghe, come la questione dei lavoratori di bacino,  le fatture non pagate o i crediti non riscossi, cifre che comunque non giustificano gli aumenti previsti per il prossimo anno Aumenti che tra l’altro non graveranno direttamente sulla tarsu ma sulle aliquote dell’ENEL, delle assicurazioni, dell’imposta di trascrizione e sulla imposta per la tutela ambientale.

Tali aumenti quindi non solo non paiono  avere una diretta giustificazione nell’aumento dei costi attuali o previsti, ma non sono stati preceduti da alcuna azione volta a ridurre i costi o ad ottimizzare i flussi.

La provincia di Napoli, pur avendo costi per circa 130 milioni di euro, non ritiene di dover partecipare ad alcuna discussione sul futuro piano industriale e gestionale dei rifiuti, nel bilancio alla voce ricerca si legge che si sta lavorando per mettere il rifiuto stabilizzato nelle cave, ma nulla più.

Inusuale quindi il tavolo istituito tra regione e Comune, ma a quanto pare è fondamentale che si crei un canale di programmazione, capace di affrontare in maniera positiva e propositiva la “normalizzazione” dell’emergenza rifiuti.

I primi obiettivi devono essere lo sblocco dei fondi per la differenziata e l’accelerazione della costruzione degli impianti di compostaggio, poi, a conti fatti si vedrà se gli inceneritori previsti sono utili oppure no e quindi  si potrà valutare se non valga la pena di investire su altri fronti, per esempio sul recupero degli scarti o sulla riduzione dei rifiuti.

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L’inceneritore della discordia.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

L’inceneritore di Napoli est  è al centro delle polemiche post elettorali. Da una parte abbiamo il neo-sindaco De Magistris che ha confermato più volte di non volere l’impianto perché inutile, a lui si è opposto il presidente Caldoro che ha ribadito che il bando andrà avanti e che è fondamentale per la città.

In questa discussione c’è stata una interessante intervista di Anna fava a Fortini in cui l’attuale amministratore delegato da una parte la necessità di bloccare l’attuale bando per l’inceneritore, ma dall’altra conferma che secondo lui questo impianto è fondamentale per Napoli.

Il centro della discussione per Fortini è quindi solo il bando contro cui tra l’altro Asìa ha presentato un ricorso il cui risultato è atteso in questi giorni. In particolare ricorda che il bando, a dispetto di precedenti accordi tra comune e regione, prevede che tutti gli utili vadano al privato che costruirà l’inceneritore, senza far minimamente partecipare l’ente pubblico.

Fortini poi dimostra l’utilità dell’inceneritore di Napoli calcolando la necessità regionale, sapendo bene che l’impianti di Acerra basterebbe per l’intera provincia di Napoli.

Ma De Magistris non è il solo sindaco che non vuole l’inceneritore, difatti anche De Luca, sindaco di Salerno, in occasione dell’inaugurazione dell’impianto di compostaggio ha dichiarato che: “E’ obiettivamente superata l’ipotesi di un termovalorizzatore, perché con l’entrata in funzione dell’impianto di compostaggio abbiamo completato la filiera dello smaltimento e siamo autonomi.

Con questo impianto e con i risultati eccellenti raggiunti con il porta a porta (il 72%, primo capoluogo di provincia d’Italia), anche De Luca si mette nella schiera dei politici che ritengono inutile l’inceneritore in realtà dove si riesce a fare bene la differenziata.

Il vero rischi è che l’inceneritore di Napoli est diventi la prima battaglia istituzionale che vede da una parte il comune di Napoli e dall’altra la regione e la provincia. Se De Magistris vuole veramente opporsi alla costruzione dell’inceneritore, gli servirà un piano serio e credibile per la raccolta differenziata, unito ad un percorso istituzionale che porta alla possibilità di rivedere la scelta dell’impianto di Napoli est emendando la legge votata in parlamento o intervenendo in fase di Valutazione di impatto ambientale del piano regionale. Al sindaco però nel breve periodo non rimane che sperare che l’Asìa vinca il ricorso al Tar contro il bando attualmente realizzato dalla Regione. Una volta annullato il presente bando si riaprirebbero le contrattazioni e ci sarebbero i tempi ed i modi per trovare soluzioni alternative.

La speranza generale, però, è che, passata l’atmosfera elettorale, si possa ritrovare una collaborazione istituzionale, anche tra forze diverse, ricordando che la buona amministrazione consiste certamente nell’applicare decisioni prese, ma anche di saperle rivedere se le esigenze o le necessità nel frattempo sono variate, mettendo al centro non tanto l’ego istituzionale ,ma il bene delle persone e del territorio.

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Napoli riparte dall’entusiasmo.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Dopo la vittoria schiacciante di de Magistris al ballottaggio tutta l’attenzione è rivolta alla consiglio comunale, alla futura giunta ed alle prime delibere e decisione del nuovo sindaco.

Molte parole sono state spese sugli elettori, quel 65% dei elettori che hanno votato al secondo turno De Magistris: De Giovanni in una intervista li chiama  “massa informe di gente” che si sarebbe affidata alla “virtù salvifica di chi, da solo, dovrebbe liberare la città”.

Onestamente questa lettura mi sembra eccessivamente negativa, certo è vero che De Magistris ha catalizzato su di sé il malcontento della città, ma è anche evidente che ha, meglio di altri, incarnato quelle caratteristiche , fondamentali per molti,  per superare l’immobilismo in cui era attanagliata la città.

Dalla massa informa degli elettori è sbagliato inoltre non notare i tantissimi giovani, giovani che invitavano a votare, giovani entusiasti di aver votato, giovani festanti per le strade, giovani che per la prima volta vedono con speranza al futuro.

Anche il consiglio comunale è in gran parte rinnovato, forse all’inizio non vi sarà molta esperienza, ma è indubbio che vi sarà la concreta opportunità di dare una svolta alla modalità di amministrare la città.

Volti nuovi tra gli eletti e tra li elettori, questa la vera forza di queste elezioni, forza che dovrà fare i conti anche con quella metà di elettori che per il ballottaggio hanno deciso di rimanere a casa, sfiduciati forse dal valore del loro voto o sfiduciati, come De Giovanni, sulla reale possibilità di cambiamento offerta dai candidati.

Il primo scoglio da superare neanche a dirlo è il tema rifiuti, che sarà al centro della prima delibera del neo-sindaco. Seguendo il piano in sette mosse delineato in campagna elettorale, la delibera potrebbe essere incentrata sull’ampliamento della raccolta dell’umido ad altri quartieri della città o ai commercianti allo scopo di ridurre gli imballaggi.

A prescindere dalla delibera adottata sarà importante includere nel processo le associazioni ufficiali e non e le scuole che si sono impegnate per tenere alta l’attenzione sulla raccolta differenziata, basti pensare alle innumerevoli manifestazioni o ai progetti nelle scuole.

Altro punto fondamentale per la riuscita del progetto rifiuti è una seria campagna di comunicazione informazione in cui chiarire cosa può essere riciclato e dove può essere portato. Non solo plastica e vetro ma identificare i luoghi in cui poter portare pile, medicinali, vestiti, sfalci di potature, olii esausti, libri o giochi usati, lampadine, insomma tutto ciò che può avere una seconda vita.

Potrebbe essere utile in questa fase  predisporre periodicamente delle isole ecologiche mobili nelle varie municipalità da usare sia per lo smaltimento di frazioni non riciclabili altrove (toner mobili etc), ma anche per informare sul corretto smaltimento dei materiali di uso comune, con uno slogan che potrebbe essere: “Ogni cosa al suo posto”.

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Le emergenze ambientali per il sindaco.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Lunedì pomeriggio Napoli avrà un nuovo sindaco, ed in breve tempo conosceremo il nuovo consiglio comunale e la nuova giunta. In ogni caso il nuovo sindaco vorrà rimarcare un netto cambiamento con il passato, in ogni caso inizierà una nuova era per la città di Napoli.

Il nuovo sindaco non avrà solo il nodo dei rifiuti da sciogliere, ma dovrà definire una politica ambientale per la città capace, speriamo, di migliorare la qualità della vita di cittadini, in caduta libera negli ultimi anni.

Andranno quindi intraprese una serie di azioni che si diano obiettivi raggiungibili e verificabili, anche e soprattutto attraverso un continuo e costante coinvolgimento della popolazione stessa, motivandola agli scopi, coinvolgendola alle finalità da raggiungere e verificando il conseguimento degli obiettivi prefissi in modo condiviso.

Un obiettivo molto importante per il nuovo sindaco sarà sicuramente migliorare la qualità dell’aria. Napoli nel 2009 è stata la città dove più che altrove le centraline hanno registrato sforamenti dei limiti delle pm10. Nel 2010 le centraline sono state per molto tempo fuori uso ed il bando per la manutenzione è stato assegnato solo in questi giorni.

Per poter rivedere le azioni esse in campo fino ad oggi, bisognerà sicuramente analizzare  dati delle centraline e forse effettuare uno studio per identificare con maggior precisione le fonti di inquinamento e mettere in campo azioni più mirate.

Altro tema caldo nei prossimi mesi, anche grazie ai referendum, sarà l’acqua ed il tipo di gestione che si avrà in futuro. Sarebbe bello se anche a Napoli si parlasse di acqua del sindaco, se l’acqua pubblica venisse pubblicizzata per la sua qualità se nascessero più fontanelle pubbliche. Per far sì che tutti i cittadini siano portati a lottare per il diritto all’acqua forse si deve partire con il ridare valore all’acqua che esce dai nostri rubinetti.

Il ciclo delle acque non può non considerare la parte della depurazione e quindi la cura del mare, che deve assolutamente partire dalla verifica puntuale degli eventuali scarichi abusivi. Solo la scorsa estate nella lussuosa Posillipo furono molteplici i casi in cui si scoprì di interi complessi residenziali, che scaricavano i propri reflui nello specchio d’acqua antistante.

Altro punto dolente sono i depuratori di Cuma, San Giovanni e Napoli est il cui buon funzionamento è fondamentale per ridare il mare ai Napoletani.

La chiusura della Floridiana ed i problemi del parco di  Capodimonte sono il segno che la cura dl verde cittadino è stato forse trascurato in questi anni. Parchi, giardini aiuole e spazi verdi devono avere una nuova programmazione, tesa a valorizzare l’esistente ed ad allargare gli spazi verdi fruibili dalla popolazione.

Ultimo, non certo in ordine di importanza, l’eterno tema della mobilità cittadina, a cui negli ultimi anni pare si sia rinunciato a dare soluzioni, ma che avrebbe bisogno di tanti interventi “normali” e di una nuova visione di futuro, capace di intraprendere anche nuove sperimentazioni.

Il futuro è alle porte, non è il momento di affidarsi ma di attivarsi per far sì che le promesse di cambiamento siano reali.

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Rifiuti, confronto tra i candidati.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Il tema rifiuti è stato centrale negli innumerevoli scontri televisivi per il posto di sindaco di Napoli, ma, a mio avviso, sulle questioni inceneritore, discariche e differenziata, vanno fatte delle precisazioni, che meglio possono far comprendere la portata dei diversi approcci al problema.

Sulla differenziata sembra che si Lettieri che De Magistris sino intenzionati a portarla avanti, le uniche differenze tra i due sembrano essere nei tempi e nei fondi, ma a ben vedere le differenze sono di maggiore entità. De Magistris propone di partire con un’azione sulla grande distribuzione unita alla raccolta della frazione umida in tutta la città per poi estendere progressivamente la raccolta porta a porta anche alle altre frazioni, Lettieri invece propone di allargare progressivamente il modello di porta a porta già esistente in alcuni quartieri di Napoli.

La differenza tra i due approcci è nei tempi, nei costi ma soprattutto nei possibili risultati.

Indubbiamente partire con la raccolta del solo umido permetterebbe infatti in tempi brevi di trasformare i sacchetti dell’indifferenziato da rifiuti puzzolenti ed inquinanti, in rifiuti prevalentemente secchi che non solo danno meno problemi ma che sono anche più facilmente trattabili.

Iniziare con la sola raccolta dell’umido permette inoltre di non dover affrontare costi troppo elevati iniziando ad usare gli 8 milioni di euro già stanziati dalla regione e mai utilizzati dal comune ed i fondi previsti previsti dal decreto 196 senza gravare sul bilancio comunale, in attesa di sbloccare i fondi europei e completare l’ampliamento del porta a porta in tutta la città.

Per quanto riguarda il personale necessario per questo primo step, il primo passo può essere sicuramente l’uso “ottimizzato” dei lavoratori già in Asia che  ha 2.440 dipendenti pari a 2,6 per mille abitanti (senza contare i subappalti), una percentuale superiore di 1,5% rispetto alla media nazionale. Successivamente si possono aggiungere i lavoratori dei consorzi ad oggi pagati dalla regione senza che abbiano alcuna mansione.

Sull’inceneritore di Napoli est prima di poter dire se si è pro o contro va ricordato che la provincia di Napoli ha già un inceneritore ed è quello di Acerra che , se le intenzioni dei due contendenti sono sincere sul voler arrivare al 50% di differenziata in tempi brevi basta ed avanza per le necessità di smaltimento della provincia.

Con due rapidi calcoli vediamo che in provincia di napoli si producono 3600 tonnellate di rifiuti al giorno; con una differenziata al 50% si arriva a 1800 tonnellate, che ,trattate negli stir, diventano 1000 tonnellate di secco da poter bruciare.

Nell’inceneritore di Acerra nel 2010 sono state incenerite 1400 tonnellate al giorno di rifiuti, ma tale cifra è sottostimata visto che i forni sono stati spesso in manutenzione “non ordinaria”e che la capacità teorica dell’impianto è di oltre 2.000 tonnellate al giorno.

Chi vuole l’inceneritore a Napoli sta dicendo che vuole che in provincia di Napoli arrivino rifiuti da tutta la regione e forse oltre, chi dice che vuole spendere 80 milioni di euro per fare la differenziata porta a porta in tutta la città sta dicendo che forse non la farà mai.

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Emergenza rifiuti, la sfida finale.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Molti osservatori concordano sul fatto che gran parte della battaglia per la poltrona di sindaco di Napoli si giocherà sulla questione rifiuti. Chi saprà mettere in campo i progetti più credibili e chi riuscirà a dare fiducia di una soluzione rapida ma anche di lungo respiro avrà già ipotecato la vittoria del ballottaggio.

Vedendo i risultati dl primo turno si può certo dire che De Magistris, con i suoi circa 60.000 voti in più delle liste, abbia intercettato maggiore fiducia nei cittadini.

Nel ballottaggio si richiede certo maggiore chiarezza sui passi che si vorrebbero attuare per risoluzione della questione. Inoltre, vista la gravità della situazione,  dichiarare in anticipo il  nome del futuro assessore che si occuperà della vicenda rifiuti aiuterebbe a comprendere le posizioni e la loro credibilità.

Una buona occasione per chiarire la vicenda è stato il confronto televisivo negli studi di sky tg 24.

Forse la ricetta dei due minuti ha lasciato poco spazio ad una risposta esauriente ma ha dato modo di conoscere le priorità sul tema rifiuti dei due candidati.

De Magistris promette che la prima delibera sarà sui rifiuti, annuncia il porta a porta in tutta la città, gli impianti di compostaggio e l’adozione immediata della Tariffa dei rifiuti al posto della tarsu mentre si dichiara apertamente contrario all’inceneritore di Napoli est ed a nuove discariche in città.

Lettieri dal canto suo annuncia un accordo per inviare i rifiuti in uno stato europeo senza voler comunicare quale, di voler arrivare al 50% di differenziata in 10 mesi, di voler costruire un impianto di compostaggio in 8 mesi.

Lontano dai microfoni dichiara che i rifiuti scomparirebbero dalle strade in 7 giorni, e che di questo piano ne ha parlato con Bertolaso, che quindi si conferma il suo riferimento sul tema.

Ricordando che la competenza sull’individuazione delle discariche è della provincia e della regione sembra strano che Lettieri indichi una discarica di uno stato europeo, visto che solo l’altro giorno Vendola per esempio aveva ribadito la sua disponibilità ad accogliere i rifiuti campani. Lo stesso Vendola ha ricordato che da quando ha dato la sua disponibilità alla regione Campania, per circa 80.000 tonnellate di rifiuti, erano arrivati solo dei camion sprovvisti della debita documentazione ed autorizzazioni, debitamente rispediti indietro, dopodiché più nulla è arrivato.

La vera differenza ad oggi tra i due candidati sembra essere la fiducia nella differenziata, che in De Magistris appare essere totale, tanto da volerne fare la sua prima delibera, mentre Lettieri, che continua peraltro a difendere l’idea dell’inceneritore, pur promettendo di arrivare al 50% in un anno, continua a sottolineare le difficoltà economiche e logistiche di questa scelta.

Se qualcosa abbiamo imparato dall’emergenza è che non serve chi promette di ripulire le strade in 3,7 o 10 giorni, ma chi riesce a garantire che il problema non si ripresenti mai più e solo investendo seriamente nella riduzione rifiuti, nella differenziata e nel recupero materia si potrà scongiurare il ripresentarsi di questa eterna emergenza rifiuti che potrebbe iniziare ad essere chiamata “incoscienza rifiuti”.

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Napoli estromessa dall’inceneritore.

(di Francesco Iacotucci da Terra)

Alla discussione elettorale sull’inceneritore di Napoli Est si è aggiunta la polemica sul bando da parte della società Asia. Visto che lo scontro tra De Magistris e Lettieri sicuramente sarà anche su questo tema vediamo in particolare cosa viene contestato nel merito.

Asia contesta che non è stata coinvolta nel bando dell’inceneritore, da poco pubblicato, in particolare contesta l’esser venuti meno i patti con il commissariato.

Il 13 febbraio scorso difatti il sottosegretario Bertolaso siglò un accordo di programma con il Comune di Napoli, in cui  affidava ad Asia la progettazione, la costruzione e la gestione dell’impianto. Alla luce di questo accordo  il Cda di Asia costituì la Neam Spa (Napoli energia ambiente), società oggi al 100% controllata dal Comune che in seguito doveva vendere sul mercato il 40% delle proprie azioni. All’epoca si stimò che i costi di realizzazione per un impianto da 400.000 tonnellate dovessero essere compresi tra i 230 e i 260 milioni.

Qui veniamo al secondo punto posto all’attenzione, cioè il costo dell’impianto, difatti, nel bando pubblicato si parla di una cifra di base di 346 milioni di euro con un incremento di spesa non giustificato da nessuna variazione di costruzione visto che la taglia dell’impianto è la stessa di quella prevista e considerando il fatto che per un impianto simile in costruzione a Torino si prevede un costo di 240 milioni di euro.

Altro fattore negativo legato all’estromissione di Asia e del comune di Napoli dall’”affare inceneritore” sarebbe legato ai ricavi, difatti non partecipando alla gestione Asia non avrà alcun contributo dalla vendita dell’energia elettrica, ricavi che andrebbero invece totalmente ai privati per 20 anni. Questo non succede in altre città come Torino, Genova, Firenze e Milano, dove la parte dei ricavi dell’inceneritore viene reinvestito per migliorare il servizio di raccolta.

Ma al comune di Napoli non solo non andranno i ricavi della’energia prodotta ma è prevista anche una tariffa di conferimento maggiore di quella attualmente in vigore ad Acerra, difatti per l’inceneritore di Napoli Est è prevista una tariffa di 93 contro i circa 50 in vigore per Acerra oggi.

Per tutta risposta la regione ha voluto puntualizzare che per Napoli ci sarà una tariffa compensativa ma che quella sarà la tariffa di base visto che l’impianto di Napoli dovrà servire tutta la regione.

La questione inceneritore sarà sicuramente nelle discussioni di queste due settimane, ma oltre il “sì o no” alla sua costruzione, forse varrebbe la pena avere dei commenti più argomentati anche sulle scelte che la regione ha fatto nella compilazione di questo bando, in cui non mi pare per nulla che si stia facendo il bene della città, ma anzi che si stia facendo un impianto che costerà tantissimo alla città.

Ancora una volta, e forse con più forza, quindi ritorna al centro il vero discorso, cioè l’opportunità economica, organizzativa e politica di costruire un inceneritore a Napoli, invece di impegnarsi al massimo per la riduzione, la differenziata ed il recupero materia.

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