In questo carnevale che è la crisi rifiuti campana c’era una sola certezza, Salerno avrebbe avuto il suo inceneritore, dopotutto De Luca sono anni che ne vuole uno, anzi si era offeso perchè Salerno non era stata considerata come zona per la costruzione di uno degli inceneritori del primo piano rifiuti Berlusconiano, poi, appena avuto il via libera è partito alla caccia di un architetto per decidere il disegno dell’impianto, che secondo lui doveva costituire un’attrazione per la città
Decide così di chiedere un appuntamento a Frank Ghery, progettista del Guggenheim Museum di Bilbao, si incontrano a Los Angeles il 13 marzo e sembra fatta, pochi giorni dopo si contano ben sette domande di partecipazione della gara per la costruzione dell’impianto, le migliori società sono iscritte, veolia, Hera, A2A, insomma un successone, la strada sembra in discesa.
Qualcosa si incrina ad aprile quando l’accordo con Ghery sfuma, ci vorrebbe troppo tempo per la progettazione, così l’architettura viene sacrificata sull’altare della rapidità, la regione stanzia 75 milioni di euro, Berlusconi elogia il sindaco, a settembre si dovrebbe partire.
I fondi promessi non arrivano, quelli della regione impegnati dal fondo FAS (fondo aree sottoutilizzate) sono bloccati e quindi non si riescde nemmeno a comprare i suoli, da parte del governo manca la garanzia definitiva per i preziosi finanziamenti cip 6, il tempo stringe, il 5 novembre è la scadenza per la presentazione delle offerte ed il sindaco teme che qulcuno si possa tirare indietro.
In questi mesi tra l’altro ci sono stati dei problemi con le aziende partecipanti difatti solo tre, la A2A e la HERA e la veolia, erano risultate essere in possesso di tutti i requisiti richiesti, tra le escluse la cordata franco-italiana De Vizia-Cnim-Cogeco, solo con una richiesta al Tar aveva ottenuto la possibilità di partecipare alla gara sotto condizione di seguenti verifiche.
Immaginate la sorpresa e lo sgomento quendo il 5 novembre si sono aperte le offerta e l’unica presente era proprio quella della cordata esclusa!
Gli scenari che si aprono sono essenzialmente due:
- il consiglio di stato potrebbe confermare la decisione del commissario di escludere la cordata dalla gara e quindi riaprire i giochi, rimettendo le carte sul tavolo e sperare che qualcun’altro questa volta offra il suo impegno
- La cordata veine confermata dal consiglio di stato come leggittima partecipante, ed in questo caso il commissario De Luca si troverà di fronta all’imbarazzante decisione di affidarsi agli esclusi per non perdere il progetto o bocciare l’offerta e provare di nuovo a coinvolgere le aziende “fuggitive” con il rischio di ritardare fortemente i lavori.
Alcune domande rimangono sullo sfondo:
Se le aziende non li vogliono più fare questi impanti come faremo mai a farne 5?
Non potrebbe essere l’occasione per riaprire la discussione su metodi alternativi, più economici e scalabili per il trattamento dei rifiuti?
Perchè Bertolaso spinge così tanto per avviare i lavori per l’inceneritore di Napoli?
Perchè Ganapini non dice nulla?
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Non è che le aziende i termovalorizzatori non li vogliano fare, ma forse le condizioni contrattuali imposte erano sin troppo stringenti per una società che si affaccia alla concessione ventennale di un simile impianto.
L’investimento iniziale sarebbe infatti immenso e senza la certezza di un sicuro rientro economico dell’investimento effettuato, nessuna azienda con un minimo di coscienza economica salperebbe per un simile viaggio.
Caro justme78,
se il cip6, i finanziamenti regionali, un commissariato ad hoc, il regime speciale imposto dalla legge 90 non bastano, vuol dire che qualche problema c’è…
Poi personalmente ti dico che la cosa non mi dispiace affatto…